BIT 2018: nuovi amici e le solite disattenzioni ai disabili

Siamo nel 2018 e ancora in Italia la situazione è ferma. Almeno stando ad ascoltare i vari espositori alla BIT che si è aperta ieri. I disabili, quelle cose strane che si muovono con una sedia a rotelle, con un bastone o un cane, insomma quelli a cui rubate il parcheggio spesso e volentieri, sono anche qui. Oltre a me ne ho visti altri, abbiamo chiacchierato e sorriso (senza alternative almeno prendiamola sul ridere) delle tante mancanze che il mondo del turismo ancora ha nei nostri confronti.
Ma andiamo per ordine. Ieri, mia unica giornata alla Bit, ho avuto la fortuna di incontrare tante persone, e le nuove amicizie sono sempre belle persone. Ho incontrato diverse blogger (che saluto anche se non ricordo i nomi loro sanno) e anche vecchie conoscenze, albergatori con cui ho già lavorato in passato e di cui vi parlerò presto, perché tornerò a trovarli, su tutti vi anticipo che tornerò in Basilicata, a Matera e Nova Siri.

E poi le nuove conoscenze lavorative, restando sui lati positivi. Ero andata per raccogliere info sui Balcani ed e stato meraviglioso. Un’accoglienza unica. Disponibili ad ascoltare il mio progetto, disponibili a darmi tutte le informazioni necessarie e a discutere di collaborazioni. Aperti al mondo, loro.
Al contrario degli italiani che, come sempre, avevano hostess poco preparate, personale che non sapeva come rispondere alla semplice domanda ‘avete una mappatura dell’accessibilità delle location turistiche?’ Un si o un no erano sufficienti. E invece vedevo volti sconvolti, sguardi terrorizzati, persone che si giravano cercando aiuto da casa. Qualcuno ha fatto anche finta di non vedermi e sentirmi (stand Lombardia gestito dai volontari Touring).
Ma la cosa che, come ogni anno ormai, mi disturba è trovare inaccessibilità da parte dell’organizzazione. I bagni erano più chiusi che aperti e come sempre quelli fuori servizio non erano segnalati, così ho aspettato davanti una porta per 15 minuti prima di capire che non era maleducati chi non diceva ‘occupato’ alla mia domanda ‘libero?’ Era proprio vuoto. E quando sono andata al customer service per far presente che erano chiusi mi hanno anche risposto che lo sapevano. Loro. Ma un cartello con scritto ‘guasto’ potevano anche stamparlo. I banconi dei bar altissimi. Nota positiva: se andate in macchina potete parcheggiare sul silos interno ma attenzione alle rampe che alcune, mi hanno riferito, sono un po’ ripide.
La tarantella degli ascensori non ve la racconto. Alcuni andavano solo da un piano a un altro. Altri anche verso l’uscita. Altri solo in giù. Altri solo in su. Altri non andavano. Anche qui cartello assenti.
Il prossimo anno me li porto da casa. Prestampati. E mi porto anche nastro adesivo. Così man mano segnalo le disfunzioni. Ma sarà mai possibile che nel 2018 a una fiera come la BIT si riesca a dimenticarsi che ci sono persone che grazie a un cartello possono risolvere buona parte della giornata? Non parliamo dell’accessibilità per non vedenti, completamente inesistente.
Forse è il caso di svegliarsi e capire che anche i disabili viaggiano e non siamo pochi.

35 thoughts on “BIT 2018: nuovi amici e le solite disattenzioni ai disabili”

  1. Se ti può consolare il peggio del peggio l’ho visto al castello di Fontainebleau quando hanno negato l’ingresso ridotto a un disabile perché non aveva il tesserino con l’indicazione “disabile”. Come se uno potesse fingere un problema di mobilità per pochi spiccioli 🙁

  2. devo dire che anche se non sono disabile, ho avuto acanto persone disabili e mi son resa conto di quanto siamo indietro. alla Bit ieri ho visto anche tante altre mancanze, organizzative, e hostess davvero poco preparate in generale. Mi piacerebbe se ti va, farti un’intervista, per capire cosa manca nel mondo del turismo verso i disabili e cosa avreste bisogno. magari anche le differenze con l’estero. se l’idea ti piace mi mandi una mail a info@ilmondosecondogipsy.com? mi piacerebbe sensibilizzare altri attraverso il mio blog su questo tema.

  3. Che colpo al cuore leggere queste cose. Ricordo che da bambina (oggi ho 34 anni) mia cugina, disabile al 100%,scrisse una lettera ai giornali per segnalare tutte le barriere architettoniche che incontrava nella sua quotidianità (pensa che nel suo palazzo non aveva l’ascensore… Mio zio l’ha portata in braccio su per 4 piani 40 anni) e ad oggi, a quanto sento e vedo ogni volta che torno in Italia, le cose non sono cambiate. Davvero triste! Però mo hai fatto ridere con la tua proposta di portarti i cartelli da casa, prestampati. Me la immagino una mamma sfrecciare sulle sue rotelle e attaccare cartelli qua e là😂

  4. Che brutto leggere di queste cose..
    Purtroppo hai ragione, c’è molta disattenzione!
    Mi è spiaciuto non averti incontrata.. anche noi c’eravamo ma un pochino di fretta!
    Sarà per la prossima 🙂

  5. devo dire che nei vari viaggi mi trovo spesso a constatare che non ci sono vie di accesso alternative, mi domando come sia possibile ancora. Incredibile poi che qualcuno ti abbia proprio ignorato! Non ci sono parole

  6. Siamo nel 2018 e purtroppo ancora esistono tante barrire quando invece basterebbe davvero poco per migliorare le cose. Come dici tu anche solo mettere i cartelli e le indicazioni poteva almeno migliorare in parte. Spero davvero che l’Italia in generale capisca quanto importante sia risolvere i problemi di accessibilità invece di fingere che non esistano. Anche io sono stata alla BIt e mi è dispiaciuto non incontrarti di persona. In quel caos non sono riuscita a trovare tutti, sono sicura però che ci sarà occasione in futuro!

  7. Purtroppo hai ragione: l’Italia è messa veramente male. Non c’è disattenzione verso i disabili ma verso tutti. Nemmeno una mamma con passeggino al seguito o un tizio in bicicletta possono aspettarsi di salire in modo normale su un autobus, per esempio. Te lo dico perché quando andai a San Francisco (dove preparavo proprio una tesi sulla disabilità), notai quanto le persone anche con gradi molto elevati di disabilità fossero autonome. La cosa quasi mi sconvolse. Addirittura, fuori dalle porte dei bagni universitari c’erano scritte in Braille, per far capire se il bagno fosse maschile o femminile. Una volta tornata a Roma, mi è sembrata Africa. Senza offesa per l’Africa

  8. È già vergognosa la situazione italiana in merito all’accessibilità, ma che a una fiera di questo livello ci sia altrettanta disattenzione e menefreghismo mi fa star male. Poi, perché ignorarti? Non concepisco questa maleducazione..

  9. mi spiace delle molte disattenzioni alla BIT per i disabili, ma non ti alterare, basta pensare che l’Italia è piena di persone che parcheggiano di fronte ai scivoli pedonali… dove andremo a finire non lo so

  10. Pensare di essere nel 2018 e leggerre ancora queste cose mi da fastidio e non capisco, non capisco il perché simao ancora a questi livelli. E si che non ci vorrebbe tanto, semplicemente basterebbe avere occhi e ascoltare. Per fortuna non è cosi dappertutto. Fai bene a farlo presente, ma dovremmo tutti farlo presente. Complimenti per il blog, mi è piaciuto leggere intuoi post

  11. Una vergogna una vergogna assolutata questa fiera! Sotto tutti i punti di vista! Vorrei invitare gli organizzatori e chi ne fa parte a scusarsi ma tanto sinsa basta fR soldi in Italia! Non saremo mai e poi in grado di essere a livelli top in nessun Ambito.. maggiormente in quello turistico!

  12. [..] Qualcuno ha fatto anche finta di non vedermi e sentirmi (stand Lombardia gestito dai volontari Touring).[..]
    Penoso
    Perché non invii il post agli organizzatori del BIT !?!
    Almeno che sappiano che qualcuno disapprova l’organizzazione
    Bel lavoro, bel post
    Cordiali saluti

  13. [..] Qualcuno ha fatto anche finta di non vedermi e sentirmi (stand Lombardia gestito dai volontari Touring). [..]
    Penoso
    Perché non comunicarlo agli organizzatori del BIT!?!
    Perché non invii il post agli organizzatori del BIT!?!
    Bel lavoro, bel post
    Cordiali saluti

  14. Purtoppo in italia non ci rendiamo conto, o non vogliamo renderci conto, che la normalità è anche una persona che usa due ruote per spostarsi. Io ho vissuto in Germania per un anno e mezzo e lì i locali per avere il benestare e quindi poter aprire devono avere l’accesso per disabili e bagno per disabili. Inoltre, cosa che mi ha sconvolto quando l’ho saputa, nelle scuole organizzano delle giornate in cui affittano delle sedie a rotelle, per fare un giro nella cittadina, dove a turno gli studenti si siedono e si lasciano spingere dai compagni: tutto questo per “sensibilizzare” i ragazzi alla vista di persone con una disabilità che obbliga all’uso della sedia a rotelle. Queste classi erano di bambini delle elementari. E quando dico che mi ha sconvolto non è in modo negativo, mi ha sconvolto perchè mi ha aperto gli occhi e mi ha anche emozionato. E quel giorno, giuro, non ho avuto più parole.

  15. Ho trovato scomodissimo passare da un piano all’altro in BIT già da utente normale – ho dovuto usare scale di servizio tutto il tempo – ora tu mi hai aperto gli occhi sulle difficoltà che poteva incontrare un disabile o semplicemente un anziano o una famiglia con carrozzina/passeggino…Decisamente si DEVE migliorare, dalla BIT a tutto il nostro “bel” sistema paese!

  16. Terribile leggere queste cose nel 2018. Anch’io nonostante non abbia problemi di mobilità sono disabile, disabile dalla nascita. Mi rendo conto che in Italia è proprio sbagliato l’atteggiamento che si ha nei confronti della disabilità, che si vive più come un problema che come un’opportunità. A volte sembra che le barriere architettoniche si eliminino solo perché lo dice un legge europea, senza andare al nocciolo della questione. Ho letto sulla tua pagina di Facebook del tuo progetto di viaggio e sono sicura che in giro per il mondo avrai meno problemi rispetto quelli incontrati alla Fiera di Milano. E ricordati che se passi per Malaga ci dobbiamo bere un caffè! 😉

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